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lunedì 9 febbraio 2026

La mafia del Gargano: tra pastori, bestiame e sangue



La mafia del Gargano: tra pastori, bestiame e sangue

La faida del Gargano è uno dei fenomeni più lunghi e violenti di criminalità organizzata nell’Italia meridionale. Pur definita per decenni una faida tra allevatori e famiglie contadine, è stata riconosciuta anche dagli organismi giudiziari come un sistema mafioso stabile e strutturato, con omicidi, estorsioni, narcotraffico e altre attività illecite che hanno profondamente segnato il promontorio garganico.

1. Abigeato come scintilla del conflitto

  • Le origini della faida risalgono alla fine degli anni ’70, quando un furto di bestiame (abigeato) tra allevatori della zona di Monte Sant’Angelo fu vissuto come un torto profondo, innescando una spirale di violenza tra famiglie rivali.

  • In una società ancora fortemente legata all’economia pastorale e alla proprietà di armenti, il bestiame non era solo ricchezza economica ma anche simbolo di onore e prestigio sociale: perderlo significava subire un danno economico e culturale.

2. Faide di Monte Sant’Angelo e Cagnano: sangue e vendetta

Il conflitto tra le famiglie Li Bergolis (detti “Montanari”) da una parte e Alfieri-Primosa dall’altra divenne presto mortale. La prima lite degenerò rapidamente in una vendetta di sangue, dove ogni omicidio richiedeva una risposta in ugual misura: la logica della reciprocità violenta sembrava l’unico “codice morale” valido tra i contendenti.

  • Nel 1978 un alterco appena nato per questioni di bestiame si trasformò in un conflitto che portò a decine di morti negli anni successivi, con episodi di lupara bianca, agguati, e omicidi tra famiglie e clan.

  • Anche nella zona di San Nicandro Garganico/Cagnano Varano scoppiò una seconda faida fra famiglie locali, originata da analoghe vicende pastorali (furto e omicidi conseguenti).

3. La vendetta di sangue come paradigma culturale

Dal punto di vista antropologico giuridico, la vendetta nel Gargano non era soltanto ritorsione criminale: veniva presentata dai gruppi coinvolti come un dovere morale per ristabilire l’onore e la giustizia del gruppo familiare. Questo schema di blood-feud (ritorno del sangue versato) non solo giustificava i continui omicidi ma serviva anche a creare consenso interno e radicamento territoriale tra le comunità locali.

Secondo Francesca Scionti, colei che ha approfondito questi fenomeni in un lungo lavoro etnografico, le formazioni di mafia garganica hanno usato i paradigmi tradizionali della vendetta non solo per vendicare torti subìti, ma come vera e propria strategia comunicativa per consolidare il proprio potere, mascherando interessi economici con simbolismi valoriali forti.

4. Da conflitto pastorale a mafia strutturata

All’inizio il conflitto era radicato nell’ambiente rurale: competizione per il bestiame, controllo dei pascoli, difesa del patrimonio familiare. Con il passare degli anni, l’interesse delle famiglie in conflitto si spostò verso altre attività illecite più redditizie: traffico di stupefacenti, estorsioni, contrabbando e controllo del territorio. Questo passaggio segnò la trasformazione da semplice faida di campagna a un’organizzazione criminale di tipo mafioso.

Riflessioni antropologico-filosofiche

Da una prospettiva filosofica e antropologica, la faida garganica può essere interpretata come un caso in cui forme tradizionali di giustizia privata (vendetta) si intrecciano con dinamiche di potere e sistemi economici illegali.

  • La vendetta, intesa come diritto/dovere di ristabilire l’onore, riflette concetti di giustizia arcaica già studiati da antropologi come Patrizia Resta, che ha esplorato la vendetta nella cultura mediterranea e balcanica come norma sociale radicata.

  • Tale norma, nel contesto garganico, è stata rifunzionalizzata al servizio di interessi criminali, dando forma a un codice di violenza condiviso e giustificato internamente ai gruppi.

In termini filosofici, ciò apre interrogativi su etica, diritto e ordine sociale: fino a che punto un codice morale interno può legittimare la violenza? E come si riconciliano norme tradizionali con il diritto positivo dello Stato? Queste domande rimangono aperte e utili per una riflessione critica sulla società contemporanea.

La storia della mafia del Gargano è molto più di una semplice faida rurale: è la trasformazione — in un contesto isolato e rurale — di antiche logiche di vendetta in un sistema complesso di criminalità organizzata che ha influenzato profondamente la società locale. Guardarla con una lente antropologica e filosofica ci aiuta a comprendere non solo i fatti criminosi, ma anche le radici culturali e morali di un conflitto tanto lungo quanto devastante.


Donne di mafia

Pillole dell'intervista di Roberto Saviano alla prima pentita e collaboratrice di giustizia di Mafia donna Rosa di Fiore . Collaboratori di giustizia, testimoni e giornalisti minacciati dalle mafie sono le porte di accesso al mondo oscuro del crimine italiano e straniero. Racconto e intervista si fondono per portare lo spettatore a scoprire da vicino l'universo sotterraneo del crimine. In questa puntata la prima pentita della mafia garganica. Roberto Saviano ripercorre insieme a lei, l'evoluzione della cosiddetta "quarta mafia", un'organizzazione criminale ferocissima e per molto tempo sottovalutata, che da decenni insanguina il promontorio pugliese. Dal 2004 la collaboratrice di giustizia vive in una località segreta con i suoi quattro figli, avuti da uomini appartenenti a due famiglie rivali: la sua scelta di collaborare con gli inquirenti ha salvato questi ragazzi dalla legge non scritta della vendetta





venerdì 6 febbraio 2026

Esplorazioni spaziali: storia, potere e ambiente


Quando pensiamo allo spazio immaginiamo razzi, astronauti e pianeti lontani. In realtà, l’esplorazione spaziale è sempre stata anche una questione politica e storica, legata al potere degli Stati e, oggi, anche alle grandi aziende private.

La corsa allo spazio nella Guerra Fredda

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il mondo fu diviso in due grandi blocchi: Stati Uniti e Unione Sovietica. La loro contrapposizione, chiamata Guerra Fredda, non si combatté direttamente con le armi, ma attraverso competizione tecnologica, economica e ideologica.
Lo spazio divenne uno dei campi principali di questa sfida.

  • Nel 1957 l’URSS lanciò Sputnik, il primo satellite artificiale.

  • Nel 1961 il sovietico Yuri Gagarin fu il primo uomo nello spazio.

  • Gli Stati Uniti risposero con il programma Apollo, arrivando sulla Luna nel 1969.

Ogni successo spaziale serviva a dimostrare la superiorità del proprio sistema politico (capitalismo o comunismo). La rivalità USA-URSS si era quindi spostata dallo spazio terrestre a quello cosmico.

Le esplorazioni oggi: un mondo multipolare

Dopo la fine della Guerra Fredda, lo spazio non è più dominato solo da due superpotenze.

  • Stati Uniti: con la NASA puntano a tornare sulla Luna (programma Artemis) e a future missioni su Marte.

  • Russia: continua la sua attività spaziale, anche se oggi è più isolata a livello internazionale.

  • Cina: è una nuova grande potenza spaziale, con una propria stazione orbitale (Tiangong) e missioni sulla Luna e su Marte.

  • India: sta crescendo rapidamente, dimostrando che anche paesi emergenti possono avere un ruolo importante nello spazio.

  • Europa: partecipa con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), soprattutto in ambito scientifico.

Lo spazio è diventato quindi un luogo di competizione globale, ma anche di cooperazione.

I privati nello spazio: il caso Elon Musk

Una grande novità degli ultimi anni è l’ingresso delle aziende private nello spazio. La più famosa è SpaceX, fondata da Elon Musk.

SpaceX:

  • costruisce razzi riutilizzabili, che riducono i costi dei lanci;

  • collabora con la NASA;

  • ha lanciato migliaia di satelliti Starlink per fornire internet in tutto il mondo.

Questo ha trasformato lo spazio in un mercato economico, non più solo in un ambito statale.

Il problema dell’inquinamento spaziale

L’aumento di satelliti ha però creato un nuovo problema: l’inquinamento spaziale.

  • In orbita ci sono milioni di detriti (pezzi di satelliti, resti di razzi).

  • Le collisioni possono generare altri detriti, creando un effetto a catena.

  • I satelliti che rientrano nell’atmosfera rilasciano sostanze che possono influenzare l’ambiente.

  • I satelliti causano anche inquinamento luminoso, rendendo più difficile osservare il cielo notturno.

Questo dimostra che anche lo spazio, come la Terra, può essere sfruttato in modo non sostenibile.

Conclusione

Dalla Guerra Fredda a oggi, lo spazio è passato dall’essere un simbolo di rivalità tra Stati Uniti e URSS a un campo di competizione globale, in cui partecipano Stati, nuove potenze e aziende private.
Allo stesso tempo, cresce la necessità di riflettere sulle responsabilità etiche e ambientali dell’umanità.

Studiare le esplorazioni spaziali significa quindi capire meglio la storia contemporanea, la politica internazionale e il rapporto tra progresso tecnologico e tutela del futuro.

La parola agli esperti: 

  • Patrizia Caraveo affronta lo spazio come una dimensione da proteggere e governare: mostra storicamente come la corsa allo spazio si sia evoluta da competizione geopolitica a una sfida globale che richiede una nuova etica ecologica dello spazio, perché la Terra e l’orbita che la circonda sono beni comuni fragili.

  • Francesco Giordano rappresenta invece un esempio di scienziato/innovatore che applica le competenze della fisica e della tecnologia nello studio e nella gestione dell’ambiente (anche terrestre) con strumenti avanzati; il suo lavoro evidenzia come le competenze spaziali si possono trasferire per la sostenibilità sul pianeta.

Questi due profili offrono una complementarità interessante: uno più focalizzato sulla visione filosofica e ambientale dell’esplorazione spaziale, l’altro su come scienza e tecnologia spaziale si intrecciano alla sostenibilità e alla vita quotidiana.

Patrizia Caraveo – INAF / Presidente Società Astronomica Italiana

1. Spazio come ecosistema da tutelare

Patrizia Caraveo è una delle voci scientifiche più autorevoli in Italia nel campo dell’astronomia e della sostenibilità delle attività spaziali. Nel suo libro Ecologia Spaziale. Dalla Terra alla Luna a Marte e nelle conferenze pubbliche, Caraveo collega in modo esplicito la corsa allo spazio con le profonde implicazioni ambientali e sociali: lo spazio circumterrestre non è inerte, ma è un “ecosistema” che rischia di essere sovraccaricato da satelliti e detriti, mettendo in pericolo non solo future missioni scientifiche, ma anche la salute stessa dell’ambiente terrestre e spaziale.

2. Critica alla crescita incontrollata

Secondo Caraveo, l’espansione delle mega-costellazioni satellitari (come quelle private di connettività globale) sta creando rischi di collisioni, inquinamento luminoso, deposito di gas e detriti che non possono essere ignorati e richiedono nuove norme internazionali di gestione. Lo spazio deve essere considerato come una risorsa condivisa che va preservata e regolata in modo sostenibile, senza ripetere gli errori commessi in passato sulla Terra.

3. Riflessione storica e responsabilità umana

Caraveo usa spesso la storia dell’esplorazione spaziale — dalle prime missioni Sputnik e Apollo alla moderna Space Economy — per mostrare che la conquista dello spazio è una responsabilità collettiva, che implica etica e visione filosofica tanto quanto tecnologia e scienza. Per lei, siamo noi “invasori” del sistema solare, lasciando tracce materiali su Luna e altri corpi celesti, e dobbiamo sviluppare una nuova coscienza ecologica spaziale.

Francesco Giordano – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” / Flying Demon

Per quanto riguarda Francesco Giordano, la documentazione pubblica specifica sul suo pensiero riguardo allo spazio — come Caraveo ne parla — è meno diretta, perché il suo profilo è più orientato alla fisica sperimentale, all’innovazione tecnologica e all’impresa scientifica piuttosto che a conferenze pubbliche sullo spazio in senso ambientale. Tuttavia, dai materiali disponibili emergono alcuni punti chiave:

1. Applicazione della fisica e della tecnologia allo spazio e all’ambiente

Giordano è professore ordinario di fisica all’Università di Bari e ha esperienza sull’uso di tecnologie avanzate — derivanti da fisica dei raggi cosmici e astroparticelle — per progetti applicativi. È infatti fondatore e amministratore unico della startup Flying Demon, che utilizza sensori avanzati e droni per monitorare ambienti e radioattività sul territorio, un esempio di trasferimento di competenze scientifiche nel contesto della sostenibilità ambientale.

2. Promozione dell’educazione e della sostenibilità tecnologica

In alcune interviste Giordano dichiara che, nell’ambito universitario e nei progetti di ricerca, è impegnato nello sviluppo di programmi formativi e di tecnologie spaziali e terrestri con un approccio multidisciplinare, compreso l’utilizzo di tecnologie spaziali per la sostenibilità (ad esempio nel monitoraggio della salute del pianeta e nella mitigazione dei rischi ambientali). Questo riflette un punto di vista in cui scienza, tecnologia e sostenibilità si intrecciano per affrontare le sfide contemporanee.

3. Visione tecnologica applicata e interdisciplinare

Il ruolo di Giordano non è tanto critico o filosofico rispetto all’esplorazione spaziale, quanto piuttosto pragmatico e tecnologico: promuovere l’innovazione scientifica e trasferirla nella società — attraverso startup e ricerca — per rispondere a problemi reali (come il monitoraggio ambientale), che possono includere aspetti derivanti da tecnologie spaziali applicate alla Terra.


Militarizzazione dello spazio e nuove sfide

Nel video qui sotto si affronta un tema oggi sempre più discusso: la possibile guerra nello spazio con satelliti progettati per ostacolare o distruggere altri dispositivi orbitanti (i cosiddetti “satelliti killer”). Questo fenomeno non è improvviso: fin dalla Guerra Fredda, la competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica per il controllo delle orbite e delle tecnologie spaziali ha avuto anche una dimensione strategica, con satelliti di ricognizione e sistemi di allarme precoce sviluppati per motivi difensivi. 
Oggi, con l’ingresso di nuove potenze come Cina, Russia, Stati Uniti ed Europa, le tecnologie spaziali includono anche sistemi con possibili impieghi militari, e questo solleva questioni non solo di sicurezza internazionale, ma anche di sostenibilità ambientale, dato che test antisatellite producono detriti e aumentano i rischi per tutti gli oggetti in orbita.


Questa è un'intervista con Giusy Falcone, Postdoctoral Fellow presso il Carnegie Mellon Robotics Institute. Conversazione molto interessante: conoscenza della ricerca aerospaziale, della cultura della ricerca, delle difficoltà legate all'essere donna nelle discipline STEM e molto altro ancora!


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La mafia del Gargano: tra pastori, bestiame e sangue

La mafia del Gargano: tra pastori, bestiame e sangue La faida del Gargano è uno dei fenomeni più lunghi e violenti di criminalità organizza...