fazzinigiuliani

lunedì 12 ottobre 2020

Il metodo Feuerstein: l'organizzazione dei puntini.

 "E’ meglio una testa ben fatta

che una testa ben piena"
(M. Montaigne)



Chi è Reueven Feuerstein.
Nato nel 1921 in Romania da una famiglia ebrea, durante la sua lunga vita ha vissuto soprattutto in Israele, dove si è trasferito dopo essere sopravvissuto alla shoah. Come da lui dichiarato, si è occupato da sempre di apprendimento ed educazione: è proprio dopo la fine della seconda guerra mondiale che, ricevendo l’incarico di occuparsi all'educazione degli adolescenti sopravvissuti alle persecuzioni razziali. Si trattava, per la maggior parte, di orfani, appartenenti a varie culture, provenienti da numerosi paesi europei e africani, i quali, a causa delle terribili esperienze vissute, presentavano carenze cognitive molto simili a quelle dei soggetti affetti da insufficienze mentali.
Fu proprio a partire dagli studi sugli adolescenti che Feuerstein e i suoi collaboratori misero a punto un programma di intervento cognitivo (PAS), diventato noto nel mondo come metodo Feuerstein.

Il potenziamento cognitivo.
Il metodo Feuerstein mira al potenziamento delle abilità cognitive dell’individuo, basandosi sul principio che l’intelligenza è una capacità che si può sviluppare e potenziare. Per far sì che questo potenziamento avvenga, però sono necessarie delle esperienze di Apprendimento Mediato, ovvero stimoli che vengono filtrati attraverso l’aiuto dell’adulto (mediatore), in modo tale che il bambino non abbia un apprendimento passivo, ma bensì attivo.
L’apprendimento, per Feuerstein, non avviene attraverso uno stimolo che si incontra e che genera una risposta, ma avviene attraverso un terzo elemento che è la mediazione, di cui si fa portatore l’adulto. Per fare questo, il mediatore quindi non lavora su contenuti specifici (come storia, geografia, matematica), ma sui processi di apprendimento necessari per imparare questi contenuti (si focalizza l’attenzione non sul “cosa” si impara, ma sul “come” si impara), in modo tale da poter utilizzare queste conoscenze sia in ambito scolastico (per lo studio e per i compiti), sia nelle svariate occasioni che la vita propone (metacognizione).

Gli esercizi con carta e matita.
Per potenziare la mente si utilizzano strumenti “carta-matita" che aiutano a processare le informazioni attraverso il potenziamento delle funzioni cognitive. Strumenti come ”Organizzazione di Punti” favoriscono l’apprendimento del comportamento di pianificazione e dei processi di analisi e sintesi.

Imparare ad imparare.
Il metodo Feuerstein non mira solo al potenziamento delle abilità cognitive del bambino: lo aiuta ad acquisire un metodo di studio.
Uno dei maggiori problemi dei genitori è aiutare i propri figli nello studio e nei compiti a casa. Il problema è che i ragazzi spesso mancano di metodo e quindi lavorano molte ore per ottenere risultati minimi. 
Il metodo Feuerstein è nato proprio per migliorare il metodo di studio del bambino e può apportare notevoli miglioramenti non solo nelle specifiche situazioni di difficoltà ma a tutti i ragazzi (e anche agli adulti!).
Impara ad imparare!”, questo è il nostro motto quando parliamo dei compiti e dello studio assegnato ai bambini. Perché sapere come affrontare lo studio e i compiti non è sempre una cosa scontata, è un’attività complessa che richiede l’utilizzo di più abilità cognitive (attenzione, memoria, pianificazione, ecc). Per questi motivi è necessario istruire i bambini ad imparare ad apprendere. Il metodo Feuerstein raggiunge pienamente questi obiettivi, aiutando i bambini e i ragazzi a diventare persone ad alto funzionamento mentale.
Ecco le prime tre schede sull'organizzazione dei punti. Vediamo chi arriva all'ultima.
3) https://drive.google.com/file/d/17blqJaUMZYzcljfHzqlk_j5WQYZjlIZs/view?usp=sharing

martedì 6 ottobre 2020

Edith Stein.




Breslavia 1922: Edith, brillante assistente di Husserl, si converte al cattolicesimo grazie alle letture di Santa Teresa d'Avila e si fa battezzare con il nome di Teresa, entrando in conflitto aperto con sua madre. Negli anni trenta il nazismo incalza ed Edith/Teresa viene sospesa dall'insegnamento. Mentre i familiari e Franz, innamorato respinto diventato fervente nazista, le consigliano di emigrare, sceglie invece di prendere i voti ed entrare nel convento delle Carmelitane di Colonia, intraprendendo il percorso di ascesa spirituale verso Dio che Santa Teresa aveva denominato nella sua opera Il castello interiore "le sette stanze". A seguito della famigerata "Notte dei cristalli" del 1938, Edith e sua sorella Rosa, anche lei suora, vengono inviate in Olanda per loro protezione. A seguito dell'invasione nazista vengono comunque arrestate. Il treno le porta al tragico destino del campo di concentramento, "la settima stanza" appunto.
Edith Stein è stata beatificata nel 1987 da Giovanni Paolo II. 

sabato 3 ottobre 2020

La storia della nave-asilo Caracciolo e della Montessori del mare.

 


Nel 1913 Giulia Civita Franceschi assunse la direzione della Nave Asilo "Francesco Caracciolo", una pirocorvetta donatadal Ministero della Marina alla città di Napoli e destinata al recupero dell'infanzia abbandonata. 
La "Caracciolo" fu destinata ad accogliere sia gli orfani dei marittimi sia i fanciulli abbandonati di Napoli comunemente chiamati "scugnizzi". Nell'arco di 15 anni - tra il 1913 e il 1928 – la Nave Asilo accolse circa 750 bambini e ragazzi sottraendoli a una condizione di abbandono e restituendoli a una vita sana, civile e dignitosa. Tutto ciò fu opera soprattutto del genio pedagogico di Giulia Civita, “la Montessori del mare”.


Il corpo insegnante era composto da personale tecnico messo a disposizione dalla Marina e da insegnanti nominati dal Comune di Napoli. 
Giulia Civita Franceschi avviò la sua opera nell'agosto del 1913 e alla fine di dicembre aveva accolto già 51 ragazzi. Nell'aprile del 1921, per sua volontà, fu istituita la SPEM, Scuola Pescatori e Marinaretti, alla quale due anni dopo lo Stato concesse in gestione i laghi Fusaro e Mare Morto. Le attività della SPEM iniziarono, tuttavia, solo nel 1923 a causa dei grossi intralci da parte di privati che precedentemente sfruttavano i laghi senza permesso. Nel 1925 la SPEM si fuse con l'Asilo Carlo van Den Heuvel (istituito grazie al lascito della contessa Anna De Iorio, vedova di Carlo van Den Heuvel) avviando, oltre alle attività legate alla pesca nei laghi, la coltivazione della canna da zucchero, del lino e di piante medicinali. 


Giulia, direttrice del nuovo Ente morale, sperava di poter realizzare un progetto maturato da tempo nella sua mente: l'estensione alle bambine e alle ragazze abbandonate – le “scugnizze” - dell'opera di accoglienza e recupero rivolta fino ad allora esclusivamente ai maschi. Infatti, la SPEM prevedeva la costruzione nella località di Miseno di un edificio destinato alle bambine, ma l'iter per la sua realizzazione, pesantemente ostacolato da interessi privati, ebbe un esito fallimentare.
L'originale esperimento educativo definito "sistema Civita" richiamò l'attenzione e l'ammirazione di studiosi, raccogliendo parole di grande apprezzamento anche da parte di Maria Montessori e di numerosi studiosi italiani e stranieri che visitarono la nave in quegli anni, restando entusiasti dei risultati. All'inizio degli anni Venti una delegazione del governo giapponese visitò la "Caracciolo" per trarne spunti da applicare nella riforma scolastica del proprio Paese. Né mancarono i riconoscimenti ufficiali come la medaglia d'oro ricevuta dal ministro dell'Istruzione Antonino Anile nel 1922 ed altre onorificenze.
Nonostante l'ampio consenso, nel 1928 Franceschi fu estromessa dalla direzione della "Caracciolo": il regime fascista, nel suo intento totalitario, volle inserire questo istituto nell' Opera Nazionale Balilla. Chiusa, nel 1933, anche l'esperienza della SPEM, Giulia cercò di dare vita ad una scuola elementare e a corsi di agraria nelle campagne di Santa Maria a Vico (Caserta), su terreni di proprietà dell'Asilo Carlo van Den Heuvel, finché questi beni non furono acquisiti dal regime fascista che assegnò gli ultimi “accolti” all'Albergo dei Poveri. Così fu stroncata definitivamente questa originale esperienza educativa.


L'analisi dei principi esplicitamente praticati nell'esperienza della Nave Asilo "Caracciolo" e riassunti in modo organico e sistematico nell'intervento di Giulia Civita Franceschi al “Congresso delle donne napoletane” del giugno 1947, evidenzia la puntuale corrispondenza tra l'esperienza della “Caracciolo” e l'orizzonte culturale di quel movimento di rinnovamento che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ha attraversato il dibattito culturale e pedagogico e le esperienze educative più innovative noto come "Attivismo pedagogico". Il punto di partenza della relazione del 1947 è il riconoscimento del valore e della specificità della età infantile, della centralità della persona nel processo educativo e della conseguente necessità di individualizzazione, da cui l'importanza dell'osservazione del soggetto per comprendere le sue naturali inclinazioni e aiutarlo a svilupparle. Tale concezione rinvia al principio del puerocentrismo che, con l'affermazione che il bambino, i suoi bisogni e le sue capacità sono al centro del processo educativo, costituisce il motivo “ricorrente” dell'Attivismo. Alla centralità della persona nel processo formativo che, nell'esperienza della Nave-Asilo Caracciolo è contemporaneamente un processo di riscatto sociale, si connette logicamente:
  • la concezione olistica dell'individuo come unità psicofisica con la conseguente valorizzazione valore formativo del gioco ai fini della crescita del corpo e dello spirito;
  • il principio della disciplina come autodisciplina, cioè come "responsabilità" e "interiorizzazione della norma" che non richiede, pertanto, il ricorso ad un sistema "estrinseco" di premi e castighi: nel “sistema Civita” l'adulto educatore più che dare ordini e comandi, consiglia, aiuta, stimola, svolge una funzione di sostegno e di aiuto nei confronti degli allievi impegnati in un processo che è sostanzialmente di autoeducazione;
  • la valorizzazione della dimensione comunitaria: la Nave Asilo costituisce una comunità familiare e formativa nella quale crescere e vivere una vita risanata, nell'affermazione dell'interdipendenza tra educazione morale ed intellettuale.
Questi principi, in linea con le più avanzate elaborazioni pedagogiche del tempo, si intrecciano con intuizioni geniali che la più avanzata ricerca psicopedagogica del Novecento ha successivamente evidenziato e teorizzato:
  • la valorizzazione in termini educativi dell'amicizia tra pari e del rapporto intergenerazionale tra ragazzi di età diverse rinvia ai principi della cosiddetta "peer education";
  • l'importanza del rapporto con gli animali (i cagnolini Totò e Frufru della "Caracciolo") per il superamento delle "lacerazioni" affettive subite dai bambini abbandonati e dell'educazione dei sentimenti è stata valorizzata nelle recenti esperienze di "pet therapy";
  • l'invito rivolto ai "caracciolini" a raccontare la propria esistenza prima dell'inserimento nella Nave Asilo "Caracciolo", che si traduce nell'elaborazione di testi di tipo autobiografico intitolati "Racconto della mia vita" costituisce una chiara anticipazione dell'utilizzazione della "narrazione autobiografica" come percorso di ricostruzione consapevole della propria identità.

venerdì 2 ottobre 2020

Blaise Pascal.


In Francia, verso gli inizi del 1650, il giovane Blaise Pascal è uno studioso molto abile ed intelligente che vive studiando i principi della matematica e della meccanica già introdotti da René Descartes (meglio noto come Cartesio), l'inventore del piano cartesiano e soprattutto promotore di una filosofia che racchiude le caratteristiche dell'inconscio e dell'essenza che agisce libera (Dio) e dell'essere che è costretto a finire e che non agisce liberamente (le creature viventi, in particolare l'uomo). Egli pubblica come prima opera un saggio di geometria e matematica in cui spiega le coniche che formerebbero una stella non di cinque bensì di sei punte. Tuttavia Pascal non viene compreso completamente dai coetanei, a causa del suo genio precoce.

A causa della sua salute, Pascal passa la maggior parte dei suoi giorni a letto con la febbre, quando non s'imbatte in un gruppo di pensatori di una nuova filosofia che aiutarono il padre dopo una brutta caduta: il giansenismo, nato da Giansenio. Blaise Pascal rimane colpito dalle teorie dei giansenisti, ossia che loro si dichiarano membri di una stretta cerchia ordinata da Dio che avrebbe il compito di diffondere il sapere a tutto il mondo; mentre, sempre secondo le loro teorie, la Chiesa sino ad allora aveva pensato solo ai suoi comodi, sfruttando la povera e ignorante gente.

Pascal sino a quel momento aveva concepito Dio come un qualcosa di impalpabile e superiore che avrebbe generato il mondo, i pianeti e tutto ciò che l'uomo conosce grazie anche alle recenti scoperte scientifiche. Così, passati due anni, nel 1653 Pascal ha una visione durante una notte in cui gli appare Dio che gli comunica di diffondere le sue leggi e le sue regole scritte sulla Bibbia. Inizialmente Pascal non sa come comportarsi perché ormai tutti dovrebbero conoscere le Sacre Scritture, ma non è così. Infatti nei secoli i Papi e i cardinali avevano stravolto i Comandamenti e le Leggi di Cristo e dei profeti, riadattandole in maniera che loro, servendosi di essi, facessero ciò che volevano, garantendo la continuità del loro potere assoluto. Pascal quindi analizza i principi e i sermoni principali di Giovanni Battista ed Isaia che annunciano l'arrivo di Gesù e minacciano il Castigo Eterno per chi non rispetta le leggi di Dio.

Partendo dallo spunto di diffondere il giansenismo, Pascal coglie l'occasione per riflettere anche sull'animo umano e sulla complessità delle idee di ognuno, concludendo che Cartesio si era servito di Dio solo per dare un'origine ai suoi principi da trattare sulla meccanica. Secondo Pascal l'animo umano, assieme ai suoi pensieri, è sempre travagliato e diviso sulle giuste strade da percorrere per giungere alla Verità. Lo spirito è sempre caratterizzato da una ricerca interiore e soprattutto diviso dalla filosofia. Questo pensiero, afferma Pascal nella sua ultima opera importante, può essere concepito sia da un punto di vista cattolico che da uno scientifico per la ricerca delle scoperte. Inoltre Pascal, avrebbe voluto che l'uomo tornasse ai veri valori del Cristianesimo, abbandonando tutte le cose futili, ma muore a 39 anni, dieci anni dopo la sua "conversione".





 

Hannah Arendt.


Nel 1961 la filosofa e teorica politica ebraico-tedesca Hannah Arendt si reca a Gerusalemme per seguire, per conto del New Yorker, il processo al funzionario nazista Adolf Eichmann. Qui rimane sorpresa quando, pensando di trovare un mostro, vede solamente un uomo mediocre. La serie di articoli che scriverà le inimicheranno amici e lettori, ma saranno la forza della verità e il libero pensiero a spingerla avanti.




 

Cartesius.

 

Nel primo trentennio del 1600, in Francia il giovane studioso Renato Cartesio, compie ricerche sulla geometria analitica, basandosi inizialmente sulle teorie degli antichi greci come Aristotele ed Euclide. Dopo aver approfondito maggiormente gli studi si accorge che le teorie stabilite da quei pensatori sono ora del tutto infondate e prive di senso, giacché per fare nuove scoperte il progresso necessita di nuove idee e formule matematiche. Così Cartesio, dopo aver tentato inutilmente in un viaggio in Italia di far comprendere ai preti e ai suoi interlocutori l'efficienza del copernicanesimo, è costretto ad andare altrove. Infatti, essendo il periodo della Controriforma cattolica con cui si scontrò e perse anche Galileo Galilei, anche Cartesio si trova in un primo momento in pericolo e torna in Francia dove vi è tolleranza e fiducia nelle giovani menti rivoluzionarie.

Dopo questa esperienza, Cartesio si rende conto anche dell'importanza di Dio riguardo l'origine di tutto ciò che conosciamo. Così egli unisce nelle sue opere matematica, geometria e religione, divenendo il primo grande scienziato rivoluzionario del periodo moderno. Infatti nel suo Discorso sul metodo parla del modo in cui si dovrebbe esprimere e concepire i propri pensieri filosofici, fondandosi su teorie matematiche che siano in grado di stabilire quantità ed esistenza delle cose mediante formule e numeri. Inoltre Cartesio comprende l'esistenza di due categorie nettamente differenti ma unite tra loro: la res extensa e la res cogitans. Una si occupa di tutto ciò che ha una fine e che è imperfetto e misurabile (le cose, gli animali e l'uomo), mentre la res cogitans include ciò che è impalpabile, incomparabile e infinito (Dio e l'anima). Partendo da questi due principi Cartesio analizzerà anche il composto anima-uomo e dirà che il corpo umano è un organo perfetto per il suo modo di vivere, ma sarebbe inutile senza quelle particolarità indefinibili che caratterizzano l'anima, personificazione della vita stessa.

Ispirandosi alle "idee" di Platone, Cartesio elaborerà dei principi anche sui pensieri umani, e dirà che Dio è Colui che ha "dato una spinta al mondo per farlo partire", per poi lasciare il controllo di tutto all'uomo. Un altro fatto per cui Cartesio è conosciuto è la sua frase Cogito ergo sum, la quale rappresenta il percorso (mai concluso) dell'uomo riguardo alla ricerca del metodo per comprendere, passo dopo passo, tutto ciò che lo circonda, munendosi dell'ingegno. Mediante il dubbio e lo scetticismo, Cartesio è consapevole di avere una sola certezza: quella di pensare. Perciò, nel momento in cui egli pensa, significa che sta facendo qualcosa, e da qui deriva la certezza inconfutabile riguardo alla sua esistenza. Giunto alla fine del 1640, Cartesio viene invitato a Stoccolma dalla regina Cristina di Svezia per approfondire le sue ricerche filosofiche. Tuttavia, le condizioni climatiche incredibilmente gelide e rigide, unite anche alle abitudini fredde e serrate degli svedesi, sconvolgono la salute di Cartesio, il quale morirà ormai cinquantenne nel 1650.





giovedì 1 ottobre 2020

Socrates.


I film sono un prodotto filosofico. Ogni film, anche il più commerciale, sviluppa un pensiero e mostra qualcosa sulla quale si può riflettere anche e oltre l’intenzione del regista. Alcuni generi si prestano meglio al discorso filosofico, altri meno.

Ci sono poi i biopic: il genere cinematografico che racconta la vita di un personaggio. Ebbene, sono state prodotte alcune biografie cinematografiche sui filosofi. Non moltissime in realtà, però ci sono.

Qui vi propongo la biografia di Socrate, un film "didattico" sul grande filosofo greco, vissuto tra il V e il IV secolo a. C., girato per la televisione da Roberto Rossellini nel 1970.

Il film illustra la vita quotidiana nell’agorà e il pensiero rivoluzionario, che gli procurò l’ostilità di Atene e la successiva condanna a morte, portandolo a scegliere il suicidio.

Tra gli interpreti ricordiamo: Jean Sylvère, Anne Caprile, Bepy Mannajuolo e Riccardo Palacios.




Documentario su Socrate.





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